Perchè le donne Se la Tirano?!Un pò di storia…

donne in toplessCome da più parti lamentato, che le donne se la tirino in modo agonistico e diffuso è una piaga tipicamente italiana, e comunque neolatina.
C’è chi, sostiene che questa caratteristica della femmina italica sia un rigurgito di post femminismo. Io non sono d’accordo. Andiamo, per ordine, ad analizzare le caratteristiche salienti del fenomeno.
L’atteggiamento femminile che sottende al tirarsela è il godere a far sbavare il maschio, il farla annusare e poi non concederla, il centellinare baci ed effusioni con una mirata strategia: rendere schiavo l’uomo (o gli uomini) che ci prova. Altro obiettivo possibile è quello di ingrassare il proprio ego di femmina mediamente repressa. Oppure la soddisfazione di essere corteggiata senza passare per una che la dà facilmente. E poi poter scegliere chi fra gli spasimanti offre regali più costosi.
Ora, non veniamo a sostenere che la femmina italica e neolatina sia più pudica e casta delle donne del nord-Europa, per fare un esempio. Anche la donna nostrana si toglie le sue belle soddisfazioni senza minimamente tirarsela dandola allegramente e spavaldamente ad amanti, bagnini, istruttori, imprenditori, puttanieri, animatori, calciatori. Cioè a tutti quelli che non ne hanno proprio bisogno. E appunto per questo vengono sommersi di gnocca superflua da donne che con altri esseri umani se la tirano allo spasimo.
Del perchè succedano certi fenomeni un po’ ne ho già parlato in altri reportage. Qui è forse il caso di precisare che la donna media non se la tira affatto con il “figo” di turno perchè, in fondo, ritiene che in un anno si possa lasciare andare. E che darla a uno a cui la danno tutti non è zoccolaggine: è moda.
Invece rispetto a tutti gli altri comuni mortali, ai non fighi, ai ragazzi normali e semplici che non navigano in un mare di gnocca umida, la donna italiana media sente il dovere sociale di tirarsela.
Perchè? E’ solo gusto per la bava? No, non solo. Non ci sono solo motivazioni contemporanee e contingenti. Le motivazioni del tirarsela affondano nei secoli passati. E sono ancorate a una cultura che pervade la nostra penisola.
Sinceramente non so con certezza come andassero le cose nella Roma antica. Ma pensiamo al Medioevo. All’amor cortese. Ai nobili cavalieri che che dedicavano la propria vita avventurosa ed errante a donne magari sposate a cui non avevano nemmeno il privilegio di imbustare* la mano guantata. (* = infilare la mano nelle vesti a titillare la gnocca)
E il conseguente Dolce stil novo, la donna angelicata e cose varie. Il gentiluomo sceglieva una dama e gli indirizzava i propri strali amorosi. Come consuetudine, come regola sociale. Il buon uso, la moda del tempo indicava la necessità dell’uomo nobile di idealizzare e di venerare una donna. Anche sposata, anche racchia.
Pensiamo a Dante con la sua Beatrice, al Petrarca con Laura. Femmine idealizzate e adorate al di là di ogni realismo. Sono esempi estremi che hanno condotto a vette di lirismo insuperato. Che danno un immagine di una società in cui era bene corteggiare con nobiltà di cuore le dame dell’alta società.
L’uso è entrato, o forse era nel DNA italiano da sempre, a far parte del normale atteggiamento. Ovviamente in una nazione così dedita alla poesia come forma letteraria privilegiata era quasi necessario rivolgere le proprie mire amorose verso donne non coinvolte in reali relazioni carnali coi poeti. C’era d’altronde la già allora deleteria cultura e repressione cristiana. Che portava a intessere rapporti sociali fatti di cortesi avances e di sdegnati e fintamente vergognosi dinieghi.
Come il Cristianesimo abbia modificato i rapporti fra i sessi è evidente analizzando ancora la poesia di periodo Classico. In cui i poeti effettivamente trombavano in modo matto e disperatissimo con le protagoniste delle loro poesie. O comunque trattavano l’argomento amoroso con realismo, mettendo in chiaro il sesso. Pensiamo a Catullo. E con che gusto si trombava quella zoccola di Lesbia. Un altro mondo.
Ma la società dell’alto Medioevo e la poesia erano cambiate. Il tirarsela era entrato a far parte di un rituale sociale che sottostava ad un relazionarsi dei ceti borghesi, in cui in realtà il matrimonio era pianificato dalla famiglia. E in cui le schermaglie amorose erano per forza un meccanismo non lecito e peccaminoso se realizzato con il consenso femminile.
Dove queste premesse non hanno attecchito, ad esempio nelle società nord-Europee, il tirarsela è molto meno diffusa come usanza. E’ vero che il sonetto petrarchesco era molto diffuso ed è stato per decenni il canone della composizione poetica in tutta Europa. Ma è anche vero che l’argomento era ben diverso.
Pensiamo già a Shakespeare, che usava sì il sonetto. Ma che effettivamente trombava, per di più un uomo e qualche altra volta una donna, e che dedicava le sue poesie a un amore reale, fisico, sessuale.
Ora… dicono che a provarci con una inglese sia molto più facile che con una italiana. E a parte la grave incognita che le femmine d’Albione non si fanno il bidet, questo fatto secondo il mio modesto avviso può essere ricondotto al fatto che mai nei secoli le donne inglesi non hanno avuto poeti che sbavavano disperati ai loro piedi.
Anche la seduzione si basa su meccanismi di domanda e offerta. Se i maschi offrono una corte spericolata alle femmine, esse devono rispondere negandosi, facendo le superiori, tirandosela. Soprattutto in un contesto cristiano (e dopo la riforma protestante: cattolico) dove più che altro si fa e non si dice.
E il meccanismo reiterato nei secoli ha portato agli estremi che conosciamo. Uomini che zerbinano disperatamente, sfoderando frasi imbarazzanti e atteggiamenti sopra le righe per fare colpo su un pubblico femminile restio, altezzoso, sprezzante.
Così alla fine anche i rogli si sentono in dovere di tirarsela. Di celare le proprie grazie. Di far soffrire i poveretti che disperati si rivolgono agli scarti per cercare di portare a casa il risultato. Salvo poi sbracare tutte, belle e meno belle, di fronte all’uomo di successo. Nei riguardi del quale nessuna se la tira.
Il problema è che l’uomo della strada non gode del talento poetico dei padri della lingua. E poveretto si inalbera in dichiarazioni sconclusionate e fallimentari. Ma l’impegno è già troppo per la donna che sta angelicando: un budellone sformato dai denti storti e un culo che lo devono inserire sul piano regolatore del comune.
Il fenomeno è imbarazzante ambo i lati. Da una parte un disperato che zerbineggia. Dall’altro una donna qualunque che se la tira come se per un buffo scherzo del destino solo lei avesse un buco fra le gambe.
E quando dicono che all’estero questo non succede, è forse perchè là da loro nessun poeta ha mai inventato donne angelo, e nessuna chiesa ha ammantato di ipocrisia i rapporti sociali.
In Spagna la situazione è venuta su simile alla nostra, seppur con una sfumatura diversa di machismo. Gli americani li hanno chiamati i latin lover. Quelli che affabulano la donna. E ci provano sempre, comunque. Come fosse un dovere morale. Un corteggiamento di cui ci si aspetta il rifiuto.
Tant’è che molti latin lover sud-Europei sono stati messi spesso in crisi da dame che dopo la corte spavalda pretendevano altrettante spavalde prestazioni sotto le lenzuola. Insomma, nei paesi nordici, dalla cultura e religione molto più pragmatiche, si è sempre badato al senso letterale delle parole.
Ma poi pensiamo all’Africa, dove la realtà è ancora diversa. Lì di amor cortese proprio non se ne è mai parlato. Al limite c’è una poetica della naturalità, della bellezza, dell’istinto. Della danza, del tambureggiare ipnotico. Cosicchè le relazioni uomo-donna si basano come prima istanza sul rapporto sessuale. Altro che poesia. Altro che sottosviluppati e selvaggi. Quelli se la godono molto più di noi. Anche se epidemie, natalità incontrollata, Aids, sono risvolti di una medaglia gioiosa e goduriosa.
Certo è che questa mentalità di essere le uniche donne del pianeta a cui si sono abituate le italiane dovrebbe finire. Ma forse è interessante anche così. Anche perchè bisogna ammettere che la conquista è una sfida. E che forse le italiane sono le più belle e difficili del globo. Di sicuro quelle, a parte le fighette, che si vestono e si curano meglio. Di certo si fanno tutte, quasi, il bidet! (forse…ahahah)

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2 Commenti

  1. Alle ore 17:54 del giorno 27 giugno 2008
    He Man Aka Lui Uomo ha scritto

    Se cè una donna bella che è consapevole della propria bellezza che se la tira, vabbè, può essere relativamente giusto, anche se non lo condivido in toto…ma la cosa diventa triste quando c’è una donna che non è bella e se la tira tantissimo e quindi il risultato è che fa ridere..sfiora il ridicolo..ma io credo che se una donna è bella non cè bisogno che si metta in mostra tirandosela, una bella donna si nota quando non fa entrate di “stile”, non parla ad alta voce e non fa la protagonista della serata..verrà notata anche in un angolino..anzi anche di più..se c’è una donna che se la tira e fa tutto questo, viene si notata, ma non apprezzata al massimo!Molte donne non hanno solo la bellezza hanno anche altro..e le donne che se la tirano mostrando in modo spudorato la loro bellezza rischiano di far pensare alla gente di avere solo quello..La maggior parte delle volte è cosi..Esistono donne veramente belle, ma che appena aprono bocca ti fanno cascare le braccia (e non solo!LOL)…e ci stanno donne belle, colte, dolci, umili e con una vera e propria dignità e forza d’animo!Queste ultime sono le mie preferite…

  2. Alle ore 18:12 del giorno 10 giugno 2009
    claudia ha scritto

    ciao è vero sono d’accordo pienamente

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